Benvenuto in un nuovo episodio settimanale di Marketing Insider.
Oggi voglio parlarti di una delle opportunità più sottovalutate nelle Meta Ads e, probabilmente, anche una delle più fraintese.
Le Partnership Ads.
Ovvero far girare le tue pubblicità Meta dal profilo di un influencer.
Se segui il settore da un po’, avrai sentito dire decine di volte che funzionano perché sfruttano la fiducia dei creator.
La teoria è semplice: le persone si fidano più di una persona che di un brand. Quindi un creator parla del prodotto, il pubblico si fida e le vendite aumentano.
È vero.
Ma secondo me non è il vero motivo per cui le Partnership Ads funzionano.
Anzi, dopo anni passati a lavorare su account pubblicitari e osservare come si comportano quando iniziano a scalare, posso dirti che spesso il vantaggio più grande non ha nulla a che fare con la fiducia.
Ha a che fare con i segnali che il creator porta all’interno dell’algoritmo.
E se capisci questo concetto, inizierai a guardare le Partnership Ads in modo completamente diverso.
La maggior parte delle persone ha capito male le Partnership Ads
Quando parlo con imprenditori e marketer, noto sempre lo stesso schema mentale. Il ragionamento è semplice: creator uguale fiducia, fiducia uguale più conversioni e quindi Partnership Ads uguale più vendite.
È una spiegazione intuitiva e in parte corretta.
Il problema è che racconta solo metà della storia.
Se fosse davvero tutto qui, basterebbe trovare un creator famoso e il gioco sarebbe fatto. Peccato che non funzioni così.
Ho visto creator con centinaia di migliaia di follower produrre risultati mediocri e persone praticamente sconosciute generare alcune delle campagne più profittevoli dell’intero account.
Questo succede perché Meta non valuta soltanto il contenuto.
Valuta i segnali che quel contenuto produce e la probabilità che quel contenuto generi determinate azioni.
Ed è qui che arriva il punto interessante.
Le Partnership Ads non aggiungono soltanto un nuovo contenuto. Aggiungono una nuova identità.
E questa differenza è enorme.
Il problema invisibile che blocca la crescita
Per capire perché, dobbiamo prima parlare di un problema che vedo continuamente negli account che iniziano a crescere.
Immagina un brand di eCommerce che parte spendendo 100 euro al giorno. Trova una creatività vincente, le vendite arrivano e aumenta gradualmente il budget.
Passa a 500 euro al giorno, poi a 1.000, poi a 3.000 e magari anche a 5.000.
All’inizio sembra tutto perfetto. I numeri crescono, il ROAS regge e l’imprenditore è convinto di aver trovato la formula giusta.
Poi iniziano ad accadere cose strane.
I CPM salgono, il CTR scende, il costo acquisizione aumenta, la frequenza continua a crescere e le performance diventano meno prevedibili.
A quel punto inizia il panico e si cerca una spiegazione ovunque.
Si cambiano campagne, si cambiano pubblici, si cambia agenzia, si cambia offerta e si cambia landing page.
Ma molte volte il problema è molto più semplice.
L’account sta iniziando a mostrare gli annunci sempre alle stesse persone.
Meta continua a cercare clienti all’interno dello stesso bacino di utenti e, man mano che quel bacino si restringe, il sistema diventa meno efficiente.
È una situazione che vedo continuamente. Molti business online pensano di avere un problema creativo quando in realtà hanno un problema di saturazione.
Pensano che il mercato non stia più rispondendo, quando invece stanno semplicemente mostrando gli annunci alle stesse persone da settimane.
È un po’ come organizzare una conferenza e invitare sempre gli stessi partecipanti.
Prima o poi avrai esaurito le persone interessate, non perché il tuo contenuto sia peggiorato ma perché non stai più raggiungendo persone nuove.
La metrica che quasi nessuno controlla
Esiste una metrica poco conosciuta che descrive perfettamente questo fenomeno. Si chiama First Time Impression Ratio.
In pratica misura la percentuale di impression che raggiungono persone che non hanno mai visto il tuo brand.
Tradotto in italiano: quante persone nuove stai realmente intercettando?
Ed è una metrica molto più importante di quanto sembri. Perché quando questa percentuale scende troppo, iniziano a comparire una serie di sintomi che molti imprenditori interpretano nel modo sbagliato.
Vedono il CPA salire, il ROAS peggiorare, la frequenza aumentare e le performance rallentare.
A quel punto iniziano a cambiare campagne, targeting e offerte quando in realtà stanno lavorando sul sintomo e non sulla causa.
Dopo anni passati ad analizzare account pubblicitari, ho notato una cosa interessante. Molti business online cercano continuamente di convincere meglio le stesse persone, quando dovrebbero concentrarsi nel trovare persone nuove da convincere.
È una differenza enorme.
E cambia completamente la strategia.
Perché le Partnership Ads funzionano davvero
Adesso arriviamo al punto centrale.
Immagina di avere un annuncio con lo stesso prodotto, la stessa offerta, la stessa landing page e persino lo stesso script.
Non cambia il gancio iniziale, non cambia il video e non cambia nemmeno la proposta commerciale.
L’unica cosa che cambia è la persona che racconta il messaggio.
Nella prima versione parla il brand. Nella seconda parla il founder. Nella terza una nutrizionista. Nella quarta una cliente soddisfatta. Nella quinta un creator.
Per chi guarda la pubblicità può sembrare una differenza minima.
Per Meta, invece, cambia tutto.
Cambiano le interazioni che l’algoritmo osserva, cambiano i segnali associati al contenuto, cambiano le audience che il sistema ritiene compatibili e cambiano i modelli previsionali che Meta utilizza per decidere a chi mostrare l’annuncio.
Ed è proprio qui che nasce gran parte del vantaggio delle Partnership Ads.
Non stai semplicemente aggiungendo una nuova creatività. Stai aumentando la superficie di apprendimento dell’algoritmo e gli stai dando più modi per trovare persone compatibili con il tuo prodotto.
È uno dei motivi per cui vediamo spesso le Partnership Ads performare bene anche quando le creatività del brand stanno iniziando a rallentare.
Il vero cambio di mentalità
Qui c’è un concetto che secondo me vale da solo l’intera newsletter.
La maggior parte dei marketer ragiona in termini di creatività. Io preferisco ragionare in termini di identità.
Quando una creatività smette di funzionare, quasi tutti si fanno la stessa domanda:
“Quale nuovo video possiamo creare?”
Io spesso mi faccio una domanda diversa.
“Chi altro potrebbe raccontare questo messaggio?”
Può sembrare una differenza sottile, ma cambia completamente il modo in cui costruisci un sistema pubblicitario. Perché molte volte il problema non è il messaggio. Il problema è che lo sta raccontando sempre la stessa persona.
Questo significa che non sei costretto a reinventare continuamente l’offerta, il funnel o il posizionamento.
Puoi moltiplicare gli stessi concetti attraverso identità diverse e permettere all’algoritmo di trovare nuove opportunità.
Ed è esattamente ciò che fanno molti degli account che riescono a scalare più a lungo.
Se vuoi costruire un sistema creativo più forte
È esattamente il tipo di lavoro che facciamo ogni settimana con i brand che seguiamo in Founders: non cercare la creatività perfetta, ma costruire un sistema che ne produca di nuove, testarle e correggere il tiro.
Se vuoi vedere come funziona dall'interno, in questo video ti mostro la bacheca vera di un cliente: clicca qui per vedere come lavoriamo
Il framework che utilizzerei se dovessi partire da zero
Se oggi dovessi costruire una strategia Partnership Ads da zero, non inizierei dai creator.
Inizierei dalle risorse che hai già.
Questa è probabilmente la differenza più grande tra teoria e pratica. Molti brand passano settimane a cercare creator esterni quando hanno già a disposizione identità estremamente credibili che potrebbero iniziare a testare domani mattina.
Livello 1: Founder Ads
La prima cosa che testerei sarebbero i founder ads.
Perché il founder possiede una cosa che nessun creator può replicare: la storia. Sa perché il business è nato, sa quali problemi ha incontrato, sa perché il prodotto esiste e sa quali errori sono stati fatti lungo il percorso.
Questi contenuti funzionano particolarmente bene quando il cliente deve superare una barriera di fiducia prima di acquistare.
Pensa a prodotti premium, percorsi formativi, software, consulenze o servizi professionali.
Se dovessi partire domani, testerei subito tre contenuti:
• Perché ho creato questo brand
• L’errore più costoso che ho commesso
• Cosa farei se dovessi ripartire da zero
Sono contenuti semplici ma estremamente efficaci perché mostrano la parte umana dietro il business.
Livello 2: Team Ads
La seconda risorsa che sfrutterei è il team.
Ed è probabilmente una delle più sottovalutate.
Se vendi prodotti per la nutrizione hai nutrizionisti. Se vendi software hai sviluppatori. Se vendi servizi hai consulenti. Se vendi formazione hai coach.
Queste persone possiedono una credibilità enorme e spesso il brand non la utilizza. Non serve che abbiano migliaia di follower. Serve che abbiano competenza.
Tre contenuti che testerei immediatamente sono:
• L’errore più comune che vediamo nei clienti
• La domanda che ci viene fatta più spesso
• Cosa succede dietro le quinte prima che il cliente ottenga un risultato
Sono contenuti che generano autorevolezza senza sembrare pubblicità.
Livello 3: Clienti
Questa è probabilmente la categoria più potente e anche quella che vedo sfruttata meno.
Molti brand investono migliaia di euro nella ricerca di creator quando hanno già decine o centinaia di clienti soddisfatti che potrebbero generare contenuti migliori.
E spesso convertono meglio.
Perché non vengono percepiti come influencer ma come persone normali che stanno raccontando un’esperienza reale.
Le testimonianze autentiche continuano a essere una delle forme di contenuto più persuasive che esistano, soprattutto quando raccontano un problema specifico e una trasformazione concreta.
I tre format che preferisco sono la situazione prima del prodotto, la trasformazione ottenuta e l’errore che il cliente avrebbe voluto evitare prima.
Questi contenuti funzionano perché raccontano una storia reale.
Livello 4: Creator
Solo adesso arrivano i creator.
Ed è qui che faccio una considerazione che spesso sorprende imprenditori e marketer.
Il numero di follower è una delle ultime cose che guardo.
Molto prima analizzo la qualità del contenuto, la capacità comunicativa, la rilevanza dell’audience, la naturalezza davanti alla telecamera e l’allineamento con il brand.
La domanda che mi faccio è sempre la stessa:
I follower di questa persona comprerebbero realmente il prodotto?
Se la risposta non è un sì immediato, difficilmente vale la pena investire.
I 4 errori che vedo più spesso
Dopo aver visto tantissime campagne Partnership Ads, ci sono alcuni errori che continuano a ripetersi.
Errore 1: scegliere creator in base ai follower
Questo è probabilmente il più comune.
I follower non pagano le tue fatture.
I clienti sì.
Preferisco un creator con 10.000 follower perfettamente allineati al target piuttosto che uno con 500.000 follower generici.
Errore 2: controllare troppo il creator
Molti brand scrivono script lunghissimi, correggono ogni parola e approvano ogni frase.
Il risultato è quasi sempre lo stesso.
Contenuti artificiali.
Le Partnership Ads funzionano perché sembrano naturali. Più il contenuto sembra una pubblicità tradizionale, più perdi il vantaggio competitivo che stai cercando di ottenere.
Errore 3: usare le Partnership Ads solo per acquisizione
Molti pensano che siano utili soltanto per trovare nuovi clienti.
In realtà funzionano molto bene anche nel retargeting.
Un utente che ha visitato il sito potrebbe avere bisogno di una testimonianza, di una validazione esterna o semplicemente di un ulteriore elemento di fiducia prima di acquistare.
Ed è qui che founder, creator e clienti possono fare una differenza enorme.
Errore 4: trovare un creator vincente e fermarsi
Questo è il modo più veloce per tornare al problema iniziale.
La saturazione.
L’obiettivo non è trovare un creator vincente.
L’obiettivo è costruire un sistema che continui a produrre nuove identità e nuovi segnali nel tempo.
Il test che farei questa settimana
Ti lascio un esercizio molto semplice.
Prendi il miglior annuncio che hai utilizzato negli ultimi 90 giorni.
Non cambiare l’offerta. Non cambiare la landing page. Non cambiare il gancio. Non cambiare la struttura.
Cambia soltanto la persona che comunica il messaggio.
Crea una versione brand, una versione founder, una versione team e una versione cliente.
Poi confronta CTR, CPA, ROAS, tempo di visualizzazione e qualità del traffico.
Molto spesso scoprirai una cosa interessante.
Il problema non era il messaggio.
Era semplicemente chi lo stava raccontando.
La vera lezione
Per anni abbiamo pensato che la crescita nelle Meta Ads dipendesse principalmente dal trovare il messaggio giusto.
Oggi credo che la domanda più importante sia un’altra.
Quante persone credibili possono raccontare quel messaggio?
Perché il mercato cambia, le piattaforme cambiano e gli algoritmi cambiano. Ma una cosa rimane costante: le persone si fidano delle persone e gli algoritmi premiano i segnali che queste persone generano.
Se il tuo account pubblicitario sta rallentando, forse non hai bisogno dell’ennesima campagna.
Forse non hai bisogno di un nuovo targeting e forse non hai nemmeno bisogno di una nuova offerta.
Forse hai semplicemente bisogno di una nuova identità che racconti una storia che stai già raccontando.
Ed è proprio questo che rende le Partnership Ads una delle opportunità più interessanti da testare oggi.
Se vuoi costruire questo sistema con qualcuno che ti corregge il lavoro settimana per settimana, per il gruppo di settembre e ottobre prendiamo 8 persone. Chiude il 2 ottobre, perché chi parte adesso arriva pronto al Q4.
Nel video ti mostro come lavoriamo, cosa ricevi e quanto costa, prezzi compresi: guardalo cliccando qui.
Perché la differenza tra un account che cresce per qualche mese e uno che cresce per anni spesso non è il budget.
È la qualità del sistema che c’è dietro.
🎬 Nuovi video su Youtube
Come creare un brand eCommerce da zero: il corso completo di 12 ore
In questo corso da 12 ore ti mostro come creare un brand eCommerce da zero: è un corso completo su ricerca prodotto, brand, store Shopify, Facebook Ads e crescita con 15 lezioni pratiche.
Come lavoro davvero con i miei clienti (ti mostro tutto, prezzi compresi)
Ti mostro la bacheca vera di un cliente, come controlliamo il lavoro quotidiano e i prezzi, senza nessun "ne parliamo in call".
Con te ci vediamo il prossimo giovedì alle 18:30 con una nuova guida di "Marketing Insider".
Se vuoi leggere tutte le altre newsletter passate, vai su newsletter.matteodicristina.it/
Buono studio e buon lavoro,
Matteo
P.S. Se hai già visto il video e vuoi capire se Founders fa per te, prenota qui la Diagnosi Strategica con me. Il gruppo di settembre e ottobre è di 8 persone e chiude il 2 ottobre.